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Paragrafo 6 . La Cina tra nazionalismo e comunismo.

     
Il vastissimo territorio cinese era abitato in gran parte (pi dell'80
%  dei  400 milioni di abitanti) da contadini, che, costretti  ad  una
dura  lotta  per  la sopravvivenza da un'agricoltura  arretrata  e  da
frequenti carestie, erano protagonisti di frequenti rivolte.
     Nelle  grandi citt portuali del sud, come Canton e Shanghai,  la
crescita  economica,  favorita  dalla  guerra,  aveva  determinato  un
consistente  aumento del numero degli operai, che  erano  passati  dai
350.000 del 1913 ai due milioni del 1920.
     Il  sistema  politico  era  disgregato e  instabile.  Il  governo
centrale  aveva  autorit  solo nel nord, dove  per  altro  il  potere
effettivo  era  nelle  mani  dei  "signori  della  guerra",  ossia   i
governatori militari delle province. Il sud era in gran parte sotto il
controllo  del  Kuo Min-tang (il partito nazionale del popolo  fondato
nel  1912), riorganizzato da Sun Yat-sen, che aveva formato un governo
indipendente con sede a Canton.
     Nel  1917  la  Cina  era entrata in guerra a fianco  dell'Intesa,
nella  speranza  di  liberarsi  completamente  dall'occupazione  delle
potenze  occidentali, e stessa scelta aveva operato anche il Giappone,
che aveva invaso i territori cinesi sotto l'influenza tedesca, cio lo
Shandong  e la baia di Kiaochow. Alla conferenza di Parigi,  per,  le
grandi  potenze  avevano  tradito le  aspettative  cinesi.  Ci  aveva
rinvigorito la lotta per l'emancipazione nazionale, che sfoci in  una
grande  rivolta  popolare a Pechino il 4 maggio  del  1919.  Seguirono
altre  manifestazioni, scioperi e sommosse, che videro una sempre  pi
ampia  partecipazione; studenti e intellettuali ne  erano  spesso  gli
animatori,  ma la base era costituita dagli operai delle grandi  citt
costiere, e da larghe fasce della borghesia industriale e commerciale,
desiderosa di liberarsi dall'invadenza straniera.
     Determinanti per il rafforzamento del movimento antimperialista
     
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     furono  gli  aiuti militari ed economici dell'Unione Sovietica  e
la  collaborazione tra il Kuo Min-tang e il partito comunista  cinese,
fondato  nel 1921 da un gruppo di intellettuali, tra cui Mao Tse-tung.
Un   primo  significativo  successo  venne  raggiunto  nel  1922  alla
conferenza di Washington, indetta dagli Stati Uniti per concordare  un
controllo  sulle  flotte  militari insieme a Gran  Bretagna,  Francia,
Italia, Belgio, Olanda, Portogallo e Cina. In quella sede infatti,  le
grandi   potenze  imperialistiche,  temendo  un'eccessiva   espansione
economica e politica giapponese, stabilirono che il Giappone lasciasse
lo  Shandong  e  la  baia  di  Kiaochow; i cinesi  ottennero  cos  il
riconoscimento della piena indipendenza, la liberazione del territorio
dalle truppe dei paesi occidentali, il diritto di applicare dazi  alle
merci  importate,  il possesso di alcuni servizi prima  gestiti  dagli
stranieri, tra cui le poste e la radio.
     Nel  1925 mor Sun Yat-sen e la guida del Kuo Min-tang fu assunta
da  Chiang  Kai-shek, esponente dell'area moderata, che  dette  inizio
alla  guerra  rivoluzionaria  contro il  governo  di  Pechino  per  la
riunificazione del paese e, dopo ripetuti successi militari, nel  1927
conquist Nanchino e vi fiss la sede del nuovo governo.
     Avvantaggiato  dal buon esito delle operazioni  militari,  Chiang
ruppe la collaborazione con i comunisti; questi cercarono di insediare
governi rivoluzionari nelle regioni conquistate, ma furono oggetto  di
una   sanguinosa   repressione,  durante  la  quale  vennero   uccisi,
specialmente  a Shanghai e a Canton, decine di migliaia  di  operai  e
intellettuali.
     Stroncata  l'opposizione  operaia,  dichiarato  fuori  legge   il
partito  comunista  e rotti i rapporti con l'Unione Sovietica,  Chiang
Kai-shek, sostenuto dalla borghesia finanziaria e commerciale e  dalle
potenze  straniere, prosegu la guerra contro Pechino,  che  conquist
nel 1928, completando cos l'unificazione del paese. Eletto presidente
in  quello  stesso  anno,  Chiang cerc  di  avviare  l'ammodernamento
economico e politico, rifacendosi ai modelli occidentali e accentrando
il  potere nelle sue mani, sino a dar vita ad un regime autoritario  e
dittatoriale.  Egli  poteva contare sul sostegno di  importanti  forze
politiche e sociali: il Kuo Min-tang, dove ormai i moderati avevano la
supremazia; i nazionalisti, simpatizzanti del fascismo, del  quale  lo
stesso  Chiang  diceva  di essere un ammiratore;  la  ricca  borghesia
imprenditoriale; gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
     Nonostante  i  potenti appoggi, il regime di Chiang Kai-shek  era
poco    stabile.    Il   Giappone   manifestava   ancora    intenzioni
espansionistiche  ai  danni del territorio cinese.  I  "signori  della
guerra"  continuavano  a spadroneggiare nelle province.  I  comunisti,
rifugiatisi  nelle  campagne,  stavano attuando  una  nuova  strategia
rivoluzionaria:  insieme alle leghe contadine  combattevano  contro  i
notabili  locali  e  nelle regioni via via liberate  distribuivano  ai
contadini   i   terreni   tolti  ai  proprietari;   contemporaneamente
procedevano  alla formazione di un esercito rivoluzionario,  l'"armata
rossa", sotto la guida di Chu-teh, Chou En-lai e Mao Tse-tung.
